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JIT 2012, saluti e ringraziamenti al termine del Trofeo Cocoon

APL e CAP desiderano ringraziare tutti coloro hanno contribuito alla splendida riuscita del JIT 2012 Trofeo Cocoon così come per il KIT e WIT. Con l'occasione pubblichiamo l'intervista ad Andrea Grazioli, direttore sportivo APL, pubblicata sull'ultimo numero di Non Solo Basket, il magazine ufficiale di APL-CAP

-          Edizione numero venti del JIT: quali emozioni e sensazioni?

Sensazioni sicuramente positive! Ogni anno in avvicinamento al JIT speri sempre che possa finire… presto! Specie nelle ultime settimane, giorni… ore sono moltissimi gli aspetti a cui deve pensare, nulla può essere lasciato al caso e i margini di tolleranza sono davvero ridotti. Ma non appena il Torneo termina, non vedi l’ora di rimetterti all’opera e a pensare alla nuova edizione, cercando sul calendario del nuovo anno quale potrà essere la data migliore per l’organizzazione.

-          Guardando indietro alle prime edizioni, cosa ti sorprende e ti emoziona di più?

Guardando al passato mi sorprende come il JIT sia davvero diventato sempre più un appuntamento imperdibile per moltissime persone. Fino a pochi istanti dalla prima partita, il mio timore più grande è quello di avere un palazzetto semi vuoto, di non aver fatto il massimo per comunicare l’inizio del torneo. Ed invece, alla prima palla a due, il PalaFarè come d’incanto si riempie e, come quest’anno ci regala il “tutto esaurito”. Le emozioni invece sono sempre legate alla cerimonia di chiusura, vera conclusione delle fatiche organizzative ma anche migliore sintesi di lunghi mesi di contatti e scambi di e-mail con le squadre partecipanti che vedi lì sul palco in mezzo al campo celebrate dal calore del pubblico. Quest’anno poi,  seguire la diretta RAI direttamente dalla cabina di regina è stato davvero impagabile.

-          Come giudichi questa edizione dal punto di vista tecnico e organizzativo?

Dal punto di vista tecnico, direi un discreto livello. Rimango sempre un po’ scettico quando sento dire che il livello è inferiore alle edizioni precedenti, sono tanti anni che sento dire questa frase, se fosse vero non saremmo certamente arrivati a 20 edizioni!!! Sicuramente rispetto alle previsioni, ci sono “mancati” gli americani che hanno forse un po’ troppo sottovalutato la necessità di prepararsi meglio al torneo, senza dover invece improvvisare una squadra in sole poche settimane, sperando per di più di rivincere il torneo. Peccato anche per la quotatissima Endesa Tenerife che ha declinato la partecipazione a meno di 10 giorni dal torneo, obbligandoci a trovare una sostituta straniera in tempi da record, senza dover essere costretti a cambiare formula, combinazioni e il fitto calendario. Mi hanno sorpreso invece le italiane, ovviamente Rimini e Milano su tutte, che hanno avuto la capacità di reclutare e rafforzare i propri rosters in vista del torneo proprio perché consapevoli del probante impegno che attendeva loro con ben 5 gare di alto livello in poco meno di 4 giorni. Dal punto di vista organizzativo sono davvero soddisfatto, ogni anno riusciamo a migliorarci, per un organizzazione sempre più capillare che rasenta quasi la perfezione, con oltre cento fantastiche persone ognuna con un incarico ben determinato, una su tutte il Presidente Fabio Erba che con la sua energia ci spinge sempre ad andare avanti.

-          Puoi elencare I numeri più significativi di questa edizione?

Solo pochi numeri che danno l’idea della dimensione dell’evento: 25 (record assoluto) delle squadre partecipanti se comprendiamo KIT e WIT. Ma anche, 80 i giocatori ospiti nelle famiglie con ben 6 squadre in famiglia (non succedeva ormai da diversi anni..) grazie anche alla collaborazione dell’Aurora Desio, 400 il computo totale delle persone appartenenti alle delegazioni ufficiali, 1.400 i pasti offerti in mensa,  2 i “tutto esaurito” del PalaFarè (venerdì e finale).

-          5° edizione del KIT e prima edizione del WIT: come si combinano con il JIT?

Direi alla grande, inizialmente abbiamo fatto un po’ fatica a trovare la giusta sinergia tra gli staff dei tre tornei ma grazie all’impegno di tutti e al supporto indispensabile del Basket Sovico e del suo presidente Gennaro Panella, abbiamo alla fine trovato il giusto equilibrio tre i tre eventi che regalano la possibilità, soprattutto ai più piccoli, di capire ciò che andranno a fare… da grandi!

-          E’ stato un anno di successo anche pensando alle tante famiglie coinvolte nell’ospitalità: quale messaggio per loro?

 

Un grazie enorme! Senza di loro il torneo non si potrebbe realizzare sia perché saremmo impossibilitati ad ospitare un numero così elevato di squadre sia perché ci mancherebbe soprattutto il calore e la partecipazione che accompagnano le squadre dal loro arrivo fino alla ripartenza. Il legame tra JIT e la nostra comunità è un valore indissolubile.

-          Cosa hai in mente per le prossime edizioni?

Mi piacerebbe dare al torneo sempre più visibilità e aumentare il tasso qualitativo delle squadre partecipanti, purtroppo ogni anno dobbiamo scontrarci con le esigenze delle prime squadre, nelle quali già giocano molti “juniores” ma anche con i calendari delle varie nazionali di categoria. Mi piacerebbe anche inserire formazioni da nuovi paesi come Brasile o dall’Africa. Il JIT è sempre stato all’’avanguardia da questo punto di vista come quando ospitò e mise a confronto in un’unica edizione teams provenienti dai paesi dell’ex-Jugoslavia, appena usciti dalla terribile guerra civile dei primi anni ’90. Penso dunque al KK Zadar e soprattutto al KK Bosna Sarajevo (JIT 1997) i cui giocatori ci raccontavano come per poter potersi allenare alle sette del mattino prima di andare a scuola, dovevano raggiungere la palestra sfidando le mire dei cecchini. Ma penso anche alle squadre libanesi ed israeliane e alle difficoltà diplomatiche nel farle arrivare in Italia, alla prima volta degli americani a Lissone (Team Ohio nel JIT 2002) o le squadre dal Sudamerica (Venezuela ed Argentina).

-          Cosa serve al JIT per poter continuare a stupire ed emozionare per tanti anni ancora?

Penso siano tre i fattori fondamentali: le famiglie come ricordavo sopra, il nostro staff che di anno in anno si allarga a nuove preziosissime figure, e soprattutto, alla capacità di sapersi sempre rinnovare, cercando nuove sfide.

-          Un saluto e un messaggio verso la prossima edizione

Il saluto a tutti è sicuramente per il 2013 per la nuova edizione del JIT, il messaggio invece è più un ringraziamento a tutte quelle persone che forse non vengono mai ricordate ma che, come me, quest’anno celebrano i 20 anni di torneo. Un grazie speciale dunque a Ennio Brigatti, Paolo Valtorta, Sergio Villa, Roberto Lissoni, Francesco Pirola, Daniela Negretti ed Ennio Brambilla che dal 1993 ininterrottamente portano il proprio insostituibile apporto alla riuscita della manifestazione.

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